Storie

La pelliccia della nonna

Navigando qua e là nel web mi ha colpito un articolo “No alle pellicce” (http://tittiweb.it/pellicce.htm) con cui concordo pienamente. Infatti, non siamo più ai tempi in cui si dovevano uccidere animali per ripararsi dal freddo con le loro pelli. A parte il fatto che l’inquinamento e l’effetto-serra hanno ridotto notevolmente i rigori dell’inverno, al punto da rendere poco adatti capi molto pesanti, rimane il fatto che esistono tante altre fibre cui possiamo ricorrere per coprirci egregiamente quando il tempo diventa meno clemente!!!

Per quale motivo, quindi, impoverire il nostro già povero pianeta rischiando di mandare completamente in estinzione animali già molto rari? Ancora più assurdo allevare visoni, castori, lontre ed altro, facendoli vivere in mancanza assoluta di quella libertà che non hanno mai conosciuto perché sono stati fatti nascere in gabbia, con l’esclusiva finalità di venire uccisi per soddisfare la vanità. Già, quella vanità che ha fatto sì che tra gli anni ’20 e gli anni ’90 gli armadi delle nostre antenate, e anche delle nostre mamme, sempre più frequentemente ospitassero almeno una pelliccia. Arrivare ad acquistare una pelliccia era per molte il coronamento di un sogno proibito, per altre (più fortunate????) la pelliccia era un capo come un altro (o capi come altri) da indossare secondo le occasioni……

Ora si porta meno: è uscita di moda? È aumentato il senso ecologico delle persone? Costa troppo e la crisi incide anche su questo? Non saprei dare una risposta, però mi sono posta una domanda: che fine hanno fatto tutte le pellicce che eravamo abituati a vedere anni fa? Sono state gettate nel cassonetto? Non credo perché sono comunque capi costosi. Sono state regalate? Forse, in qualche caso, quando la proprietaria è morta e chi la ha ereditata non voleva portarla o non la trovava di suo gradimento. Io faccio con voi una scommessa: per la maggior parte sono nelle vostre case, chiuse negli armadi delle vostre mamme e delle vostre nonne, con la canfora o la naftalina nelle tasche perché non prendano le tarme. Sono lì , inutilizzate, a testimoniare ogni giorno lo scempio che è stato fatto dei poveri animali, ridotte ad un usa e getta come la società in cui viviamo ci impone. Le pellicce non le gettiamo solo perché sappiamo che sono cose costose, ma se non le usiamo è come se le gettassimo.

Facendo questi ragionamenti ho voluto verificare se la pelliccia di visone scuro che ricordavo di aver visto alla nonna quando ero bambina fosse ancora da qualche parte. Ho dovuto cercare un po’tra le cose che la mia mamma aveva messo nell’armadio di soffitta, ma alla fine l’ho trovata. Era forse un po’ peggio di come i miei occhi di bambina la ricordavano addosso alla nonna: sembrava svuotata della sua anima e, sicuramente, era molto fuori moda. Pensai che se ricicliamo la carta, il vetro, la plastica, che sono materiali inerti, a maggior ragione potremmo riciclare una pelliccia, che è stata viva e che, comunque, potrebbe tornare ad essere utile.

Portai la pelliccia nel mio laboratorio e, un po’ alla volta, la smontai. Non tutte le parti erano utilizzabili, alcune si erano un po’ spelacchiate!!!! Però molto si poteva ancora usare: se non potevo ricavare una pelliccia intera, che non mi interessava nemmeno, avrei potuto farci un giubbetto, utile per i giorni più freddi e , aggiungendo un po’ di zip al posto dell’abbottonatura classica, adatto da portare anche con i jeans! E forse in seguito, se le maniche si fossero troppo consumate, avrei potuto farci un gilet, o aggiungere delle maniche di maglia…..La mia fantasia lavorava insieme alle mie mani e, contemporaneamente, mi sentivo contenta per aver reso un po’ di giustizia ai poveri visoni sacrificati e finiti in un armadio!!!
“E’ vero nonna che sei contenta anche tu?”